martedì 9 settembre 2014

Dalla parte delle bambine. Convegno. Pesaro, 4/9/2014. Appunti, prima parte.




Giunto alla settima edizione, quest'anno il consueto convegno legato al progetto di "Adotta l'autore" si è svolto a Pesaro il 4 settembre 2014, presso il Teatro Sperimentale.
La platea era soprattutto affollata di insegnanti provenienti da varie città e paesi, in particolare da Marche e Romagna.
Avendo preso alcuni appunti, ovviamente soggettivi e parziali, ho deciso di condividerli con chi fosse interessato al tema di quest'anno che era: 
Dalla parte delle bambine. 
Per far capire le finalità che si proponeva la giornata pesarese vi cito alcune frasi tratte dalla brochure del programma del  convegno:
"Gli stereotipi di genere non sono stati scalfiti, semmai si sono adeguati ai tempi. Gli imperativi restano i bulli e le pupe, ma anche nella versione speculare, le bulle e i pupi sono categorie cristallizzate, scintillanti nel loro fascino di armature, e mortifere negli esiti. Impediscono a ragazze e ragazzi in egual modo di diventare individui: consapevoli di se stessi, dei propri corpi, della propria posizione nel mondo al di là del genere o attraverso esso. (Hamelin n. 29, Questioni di genere, ottobre 2011) 



Un convegno di formazione per insegnanti ed educatori per riflettere sugli stereotipi di 
genere ancora presenti nelle principali agenzie educative, famiglia e scuola, analizzare 
in modo critico i libri di testo e la letteratura dedicata all'infanzia e discutere i modelli educativi di stampo discriminatorio ancora esistenti". 
(vedi programma sul sito: adottalautore.it e l'interessante speciale della rivista Hamelin, sopra citato)




Lucia Ferrati

A creare la giusta atmosfera, e a far porre la concentrazione sul tema dei condizionamenti nei confronti delle bambine ci ha pensato la splendida lettura ad alta voce di Lucia Ferrati dedicata a Gertrude bambina nei Promessi Sposi manzoniani.   (Si veda, volendo anche sul web il nono capitolo  )


Gertrude bambina. Illustrazione di Francesco Gonin, edizione Promessi sposi a dispense1840-42

Poi ci sono stati i saluti istituzionali dell'assessore provinciale all'istruzione Domenico Papi e dell'assessore alla bellezza (che, tradotto per i non pesaresi, sarebbe l'assessore alla cultura) Daniele Vimini.
I saluti dell'ufficio scolastico li ha portati la professoressa Agostinelli del Liceo Mamiani di Pesaro.


Monica Martinelli

La coordinatrice del dibattito Monica Martinelli (della casa editrice Settenove )  ha introdotto i lavori con una serie di utili precisazioni terminologiche. 
Gli aspetti sotto esame erano: gli stereotipi sul sesso biologico, ruoli di genere, discriminazioni e violenze. Stereotipi come idee fisse, cristallizzate. Ha anche ricordato la normativa CEE del 1979 che poneva degli obblighi per gli stati membri di lottare contro gli stereotipi di genere, la convenzione di Istanbul del 2010, ratificata dall'Italia, per la quale ci si impegnava a attivare percorsi scolastici contro gli stereotipi. Ratifica cui non ha fatto seguito molto in termini concreti. Martinelli ha anche denunciato le carenze della recente legge sul femminicidio nella quale mancano riferimenti al lavoro nelle scuole e nei media a proposito dei temi delle discriminazioni di genere. Ha fatto poi un rapido cenno a come la sua casa editrice cerchi di fare prevenzione contro gli stereotipi e le discriminazioni, proponendo testi operativi per le scuole, riflessioni sul tema o modelli di narrazioni per bambini alternative a quelle ancora inchiodate a immagini zeppe di stereotipi.


Sara Marini

Ha poi preso la parola Sara Marini dell'associazione romana "Scosse", che ha raccontato come nel 2011 un insieme di giovani donne, provenienti dal mondo della ricerca universitaria sugli studi di genere, abbiano provato a operare fuori del mondo accademico. Occupandosi quindi di vari settori. Lei in particolare ha narrato l'esperienza svolta nella formazione e in particolare per i bambini da 0 a 6 anni. Hanno pensato di intervenire sugli adulti: genitori, insegnanti, etc. Hanno creato un osservatorio sugli albi illustrati dedicati all'infanzia per verificarne la qualità e l'assenza di stereotipi (sono molto interessanti le loro indicazioni bibliografiche reperibili anche on line).
Ha poi raccontato il progetto La scuola fa differenza, svolto con 17 scuole romane (vedi il programma ). Il progetto coinvolgeva insegnanti che lavorano con bimbi e bimbe della fascia di età 0-6. Il lavoro ha preso le mosse dalla storia del pensiero e della condizione femminile (coinvolgendo la Casa delle donne), per arrivare ad un percorso laboratoriale. Marini ha sottolineato come fosse significativo il fatto che tutte le partecipanti fossero maestre donne.
A dire il vero anche al convegno pesarese gli uomini erano alquanto scarsi, a riprova della troppo scarsa presenza maschile nel mondo della scuola.
Il lavoro del progetto svolto a Roma ha preso in considerazione:
1) i ruoli di genere nella famiglia, come ad esempio questo passa nei giocattoli (con l'elemento di libertà presente nel gioco dei travestimenti)
2) il linguaggio
3) gli infiniti tipi di famiglie presenti nella società attuale
4) l'importanza di saper esprimere le emozioni
I gruppi di insegnanti hanno poi avuto un momento di riflessione sul percorso svolto e la Marini non ha nascosto che per molti di loro quello sia stato un momento traumatico. Con la richiesta da parte delle docenti di soluzioni pronte per l'uso in classe e la difficile ricerca di un controllo totale sul proprio lavoro. 
Questo tipo di percorso, continua la Marini, è complesso e la presa di consapevolezza degli stereotipi parla anche alle biografie di ognuno dei partecipanti. Quello che si può ottenere non sono ricette belle e pronte ma un affinamento dello sguardo e una maggiore attenzione ai testi e ai linguaggi da proporre ai bambini. La relatrice romana ha citato i libri di Gianini Belotti, Dalla parte delle bambine, Feltrinelli, 1973 e quello che ne riprende i temi di Loredana Lipperini, Ancora dalla parte delle bambine, uscito per la stessa casa editrice nel 2007.

                         

Il lavoro da svolgere con i bambini è sicuramente quello di aiutarli a costruire l'autostima cercando l'equilibrio con gli altri per evitare la sopraffazione. Cercando una alleanza tra nido, scuola e famiglia.
Marini ha indicato le fiabe come un vero e proprio inno alla differenza, con infinite possibilità di riscrittura e di varianti. In particolare il laboratorio di Scosse, che si svolgeva il pomeriggio lavorava sulla fiaba di Cappuccetto rosso.
Il progetto romano ha subito forti critiche da parte di alcune associazioni cattoliche (si veda a tal proposito un articolo della rivista alfabeta2 ).
Ha ricordato anche l'appuntamento di Roma il 20 e 21 settembre 2014 con una due giorni sull'educazione alle differenze.



Nadia Muscialini

A seguire ha preso la parola la dottoressa Nadia Muscialini (psicanalista, responsabile del  centro antiviolenza "Soccorso rosa" presso l'ospedale San Carlo Borromeo di Milano) che con Stefano Reschini (psicologo e psicoterapeuta) ha parlato del lavoro del Centro antiviolenza di Milano e soprattutto del lavoro di informazione e prevenzione presso le scuole secondarie di primo grado, dove cerca di smontare stereotipi, discriminazioni e cyberbullismo.
Muscialini ha criticato l'eccessiva attenzione ai numeri da parte degli amministratori che non si chiedono quante donne siano poi uscite dalla situazione di violenza, quindi l'occhio va posto anche e soprattutto sulla qualità che può offrire un centro antiviolenza e non solo al numero dei colloqui svolti.
Essendo molto difficile intervenire direttamente sui minori testimoni di violenza, perché essendo figli di genitori in conflitto spesso non vengono autorizzati da uno dei due a partecipare agli incontri con gli esperti, hanno deciso di operare soprattutto dove i ragazzi passano il loro tempo maggiore, ovvero nelle scuole.
Nel suo libro Di pari passo, Nadia Muscialini prende proprio in esame il lavoro di prevenzione ed informazione che fa nelle scuole. 



Perché nei colloqui, confida la Muscialini, viene fuori tantissimo la figura dell'insegnante, che nel bene e nel male incide molto nella vita dei ragazzi. Esistono ovviamente anche stereotipi di cui è fatto vittima l'insegnante, ma il suo è un ruolo molto importante e il lavoro che svolge il centro antiviolenza nelle scuole cerca di fornire loro strumenti pratici per smontare le chiusure e le stereotipie e prevenire le violenze.
 Affinché segua anche una consapevolezza al diluvio di informazioni che i ragazzi hanno. Sono spesso informati di molti aspetti, ma non sono davvero coscienti dei problemi, della gravità dei loro o degli altrui gesti (vedi il cyber bullismo) denuncia Stefano Reschini.


Al convegno: Stefano Reschini, Nadia Muscialini, Sara Marini, Monica Martinelli

Reschini ha raccontato un po' il lavoro che svolgono nelle classi.
All'inizio si mettono in ascolto di ciò che sanno i ragazzi di violenza domestica, di violenza di genere e poi cercando si smitizzare false credenze e far prendere consapevolezza di quanto anche via web le parole possano ferire. Sottopongono questionari anonimi sui temi proposti. Fanno lavorare i ragazzi in piccoli gruppi cercando di creare un rapporto orizzontale. Con i genitori hanno due momenti di confronto, prima  una presentazione del progetto poi una restituzione alla fine, per metterli in comunicazione con i pensieri dei figli (senza fare riferimenti ai nomi). Poi a due mesi dalla fine del progetto sottopongono i ragazzi ad un nuovo questionario per vedere gli effetti e le riflessioni che il lavoro svolto ha lasciato in loro.
I cambiamenti di solito ci sono. La speranza è quella di creare dei ragazzi in grado di formare altri coetanei su quei temi, ridando ad esempio il giusto senso alla parola "rispetto" che spesso per i ragazzi  significa farsi rispettare con l'aggressività.
Inoltre Reschini ha anche dato alcune percentuali sui falsi miti nel discorso sulla violenza contro le donne: su 800 ragazzi, il 25% è d'accordo sull'idea che nella violenza la donna ha provocato, per il 68% un partner violento può cambiare per amore. In Italia, tra l'altro, non esistono dati ufficiali sulla violenza di genere. Bisogna, ha concluso Reschini, far capire bene il disvalore sociale della violenza.

(Fine prima parte degli appunti. Nel prossimo post condividerò gli altri appunti sul convegno, che ha poi visto gli interventi di Filippo Mittino, Antonio Ferrara, Sonia Basilico, Irene Biemmi, Francesca Ceccarelli, Valentina Corinti. Posterò anche qualche nota sui due laboratori pomeridiani cui ho partecipato.)


sabato 6 settembre 2014

Che bello star seduti sull'erba, alla fine di una partita di calcio.


Il profluvio di  commenti televisivi o radiofonici, le ciance dei presunti esperti, i discorsi da bar spacciati per editoriali, il lessico razzista del dirigente di federazione, i compensi spropositati ai calciatori, la violenza negli stadi, rischiano di far dimenticare che il calcio è un gioco. Fino a togliere il piacere di praticarlo o di guardarlo.
Per riportare l'attenzione sull'aspetto libero e ludico del calcio citerò un brano di un piccolo libro francese che  mio figlio ha scovato in un mercatino:  Che bello (titolo originale C'est bien), di Philippe Delerm, edito dalla Salani nel 1999,  tradotto da Donatella Ziliotto e illustrato da Paolo Cardoni, . 



E' una di quelle letture lievi e ironiche indirizzata ai ragazzi che può dar piacere anche a chi ragazzo non è. 
Brevi notazioni sui piccoli piaceri della vita. Tant'è che il titolo completo recita: Che bello fare i compiti sul tavolo della cucina e altri minuscoli piaceri.


Philippe Delerm


Il capitolo da cui traggo le righe seguenti è: Che bello star seduti sull'erba, alla fine di una partita di calcio.

"Siamo all'inizio della primavera, il tempo è bello, molto caldo, ma l'erba è fresca, la terra quasi umida. Abbiamo vinto o perso, non è importante. Quello che conta, sono proprio questi cinque minuti. Abbiamo corso per un'ora in tutte le direzioni dietro il pallone che non la smetteva di scappare. Ora, ecco la ricompensa. L'arbitro è rientrato negli spogliatoi da un bel po', e la maggior parte dei giocatori sta già facendo la doccia. L'allenatore ci ha ammoniti: " Non rimanete così, ragazzi, prenderete freddo!"
Abbiamo risposto che arrivavamo, ma rimaniamo là, in due o tre, senza parlare. Non pensiamo veramente a niente. Il campo è bello, in questo istante. Seduti accanto al paletto del corner, posiamo il piede sulla linea bianca. Non rappresenta più un limite per la palla, se è uscita o no, ma quasi un paesaggio, con gobbe, colline bianche che si sgretolano sotto le scarpe coi tacchetti. [...]
Non ci si vorrebbe più muovere. Un bosco immenso intorno, un campo da calcio in mezzo, e nient'altro. Come se avessimo giocato a calcio solo nell'attesa di quel momento". 

Mi piace molto questa descrizione, credo che molti ci si possano ritrovare: il silenzio, la stasi dopo la partita, la natura circostante, l'indifferenza per il risultato nella consapevolezza di essersi divertiti a giocare. 
Lontani dalle ansie di quei genitori che a volte stressano i figli sognandoli già professionisti e ricchi. 
Non dimenticherò mai un padre di un ragazzino torinese che regalava soldi al figlio undicenne ogni volta che faceva un gol con la sua squadretta, mentre si disinteressava completamente dei suoi risultati e del suo benessere a scuola.


giovedì 28 agosto 2014

"La poesia non è di chi scrive, è di chi gli serve". Neruda e Troisi.

"La poesia non è di chi la scrive. è di chi gli serve" diceva Il Postino Massimo Troisi a Pablo Neruda  interpretato da Noiret, che gli rimproverava un plagio delle sue poesie. 
Vedi la scena del film di Radford (1994), che fu l'ultimo prima della prematura morte di Troisi, che infatti vi appare scarnificato e stanco.



I primi versi del sonetto che postiamo qui sotto sono serviti anche ad alcuni parrucchieri che li citano nei loro siti commerciali, a dimostrazione di come la poesia possa essere pop.
Il sonetto è tratto dai Cien Sonetos de amorCento sonetti d'amore di Pablo Neruda (traduzione in italiano di Giuseppe Bellini), Nuova Accademia, 1960, ora reperibili dall'editore Passigli, in una edizione  del 2010.

    

Me falta tiempo para celebrar tus cabellos.
Uno por uno debo contarlos y alabarlos:
otros amantes quieren vivir con ciertos ojos,
yo sólo quiero ser tu peluquero.
En Italia te bautizaron Medusa
por la encrespada y alta luz de tu cabellera.
Yo te llamo chascona mía y enmarañada:
mi corazón conoce las puertas de tu pelo.
Cuando tú te extravíes en tus propios cabellos,
no me olvides, acuérdate que te amo,
no me dejes perdido ir sin tu cabellera
por el mundo sombrío de todos los caminos
que sólo tiene sombra, transitorios dolores,
hasta que el sol sube a la torre de tu pelo.



Mi manca il tempo per celebrare i tuoi capelli.
Uno a uno devo contarli e lodarli:
altri amanti voglion vivere con certi occhi,
io voglio essere solo il tuo parrucchiere.

In Italia ti battezzarono Medusa
per l'arricciata tua capigliatura.
Io ti chiamo scarmigliata e intricata mia:
il mio cuore conosce le porte della tua chioma.

Quando ti smarrirai nei tuoi stessi capelli,
non dimenticarmi, ricordati che t'amo,
non lasciarmi andar perduto senza la tua capigliatura

per il mondo cupo di tutte le strade
che solo ha ombra, dolori passeggeri,
finché sale il sole sulla torre della tua chioma.


Nella dedica a Matilde Urruita, Pablo Neruda (vedi la sua biografia nel sito Treccani) nel 1959 scriveva: "Io, con molta umiltà feci questi sonetti di legno, gli diedi il suono di questa opaca e pura sostanza e così devono giungere alle tue orecchie".




Effettivamente i versi di questa centuria di sonetti sono molto materici, pieni di riferimenti agli elementi della terra e del mare, "salmastri" per usare un'espressione dello scrittore Antonio Ferrara.
Su youtube c'è un interessante intervista televisiva a Neruda condotta dallo scrittore colombiano Gabriel Garcia Marquez. E' in spagnolo ma inserendo i sottotitoli non risulta troppo difficile ascoltarla.




Per chi volesse saperne di più di Pablo Neruda consiglio la sua autobiografia, Confesso che ho vissuto, edita da Einaudi e da Mondadori o il volume Guanda, Per nascere son nato.

domenica 17 agosto 2014

Estate. Il Viaggiatore. Una poesia di Giuseppe Conte



Non c'è bisogno di essere dei nefologi, ovvero dei meteorologi specializzati nello studio delle nubi, per fermarsi ad osservarle un po' rapiti, specie durante i bei crepuscoli estivi. 
Come recitavano le due voci femminili, all'inizio del penultimo disco di  Fabrizio De André  "Le nuvole" (Fonit Cetra, Ricordi,1990), di solito quelli che le osservano con più fantasia sono i bambini, che vi trovano forme di animali o oggetti.  Ecco il brano che apre l'album.

I bambini o i poeti.
Come Giuseppe Conte che le descrive con grande maestria e con echi mitici in questa poesia contenuta nella sezione "Le stagioni di Ermes", nella raccolta "Le stagioni", un libro edito dalla Bur nel 1988. 



Estate

Il Viaggiatore

Il viaggiatore conosce bene i labili
rapporti che ogni terra ha con le nubi.
Non sa che cosa li determini:
se sia il vento, la direzione
che hanno fiumi e montagne
la presenza di altopiani, di colline
il sole più sfolgorante o più
appannato, la distanza dai 
mari.
Tra Albuquerque e Santa Fe certe mattine
il cielo cala quasi in modo che
le nubi corrano tra cespugli e spine.
Hanno la casa su vulcani
spenti, tra rocce
che fanno gobbe, ali, artigli
tra dune di terriccio che
fiori stenti e ruvidi
intaccano, su pianori
verdi e vasti, sorretti
da tronchi coni di pietra lassù.
Le nuvole ci volano o ci stanno
inginocchiate.
Vegliano sui tre Pueblo di 
S. Domingo, Cochiti, S. Felipe,
deserto indiano d'estate.

Più a nord, verso il Colorado
sono ancora più rapide, più oblique, e più
in movimento.
Sul massiccio del Sangre de Cristo
lasciano impronte
di un nero che rasenta
quello delle criniere.
E sulla strada che da Taos porta
a San Cristobal
fanno scorrere, svanire,
sovrapporre, saltare
macchie così scure e in un momento
mutate e tante che sembrano
una mandria di ombre
impazzite a pascolare
lì intorno.

Ogni terra ha rapporti con le nubi.
E il Viaggiatore conosce bene i labili
rapporti che ha ogni anima con il vento.

Giuseppe Conte (Porto San Maurizio 1945) è anche narratore, il suo ultimo romanzo è  "Il male veniva dal mare", Longanesi 2013. Per saperne di più su Conte si veda il suo sito ufficiale: http://www.giuseppeconte.eu/